InnovAction Life Sciences

Sono molto contento di aver partecipato, come consulente, alla stesura del presente paper del Think Tank n°1 in Italia Action Institute.

Il lavoro si sofferma su come incentivare, rafforzare e potenziare il settore delle Life Sciences e quello Research&Development nel nostro Paese. Ha ricevuto il consenso dei principali protagonisti del settore ed è stato definito “eccellente” dal Prof. Guido Tabellini.

Riporto di seguito l’executive summary del lavoro. Nella sua interezza, il paper è scaricabile dal sito di Action Institute qui.

 

EXECUTIVE SUMMARY

L’Italia, come dagli ultimi dati (PIL +0,6%), sembra iniziare la sua ripresa. Per tornare ad una crescita sostenuta, tuttavia, il Paese deve non solo rammendare un sistema economico fratturato dalla crisi, ma anche investire nei nuovi settori che stanno trainando l’economia globale: il digitale e le “Scienze della Vita”. Action Instutute, attraverso il progetto InnovAction, si è già occupata dell’economia digitale e di come l’Italia possa cogliere nuove opportunità in questo settore nascente. Con questo Policy Brief vogliamo fare una breve indagine su un altro settore cardine della nuova crescita, Life Sciences, o Scienze della Vita.

Il Policy Brief mette in evidenza come ci sia molto spazio di manovra per dare nuova energia al settore delle Life Sciences. In particolare, Action individua quattro punti di criticità all’interno della legislazione italiana che, se modificati, potrebbero trasformare un settore già trainante in un ancora maggiore punto di forza per il Sistema Italia.

Riportando la titolarità dei brevetti in capo alle università, Action Institute propone il superamento del “Privilegio Accademico”. Questo, unitamente alla revisione dei criteri di finanziamento alle università e alla trasformazione degli Uffici del Trasferimento Tecnologico (UTT) in centri di profitto per le università e altamente specializzati, ha la potenzialità di creare condizioni più favorevoli allo sviluppo dell’attività di ricerca scientifica e di rendere più efficiente il processo di trasformazione della proprietà intellettuale in attività d’impresa.

Nell’ottica di promuovere il settore delle Life Sciences e gli investimenti in R&S imprescindibile risulta essere un ripensamento delle agevolazioni fiscali. Il legislatore nel corso del 2015 ha già predisposto nuovi strumenti quali il credito d’imposta e il Patent Box a sostegno di questi investimenti. Per rendere questi strumenti maggiormente incisivi si raccomanda, per il Credito d’imposta, l’estensione a tempo indeterminato ( non per soli tre periodi d’imposta come avviene attualmente) e per Il Patent Box, nel breve periodo, l’allineamento della tassazione alle più favorevoli tassazioni europee mentre nel lungo periodo il superamento di logiche competitive nell’ambito dell’applicazione del Patent Box nell’Unione Europea.

Una quarta ed ultima area di intervento individuata da Action è il sistema di finanziamento delle scienze della vita in Italia. Action propone il superamento dei contributi “a pioggia” da parte del Governo centrale, la cui ratio molto spesso è priva di principi legati alla meritocrazia e best practices internazionali, e propone un modello fondato su obiettivi chiari e focalizzati favorendo realtà strategiche di portata potenzialmente internazionale. Si raccomanda infine la creazione di un pacchetto di facilitazioni a sostegno del venture capital mettendo da parte logiche regionali ed arrivando alla creazione di pochi fondi presenti sul panorama italiano di molto superiori a quelli che attualmente caratterizzano il panorama nazionale.

L’analisi di seguito proposta si pone l’obiettivo di elaborare soluzioni concrete per potenziare il settore Life Sciences in Italia in termini di capacità di produrre ricerca e di creare legami con il mondo d’impresa da sottoporre ai policy-makers.

Il paper è organizzato in 5 sezioni:

i. Contesto di riferimento
ii. Brevetti
iii. Trasferimento tecnologico
iv. Finanza
v. Incentivi fiscali

Patent Box: qualche considerazione

Patent-BoxOra che i decreti attuativi del cd “Patent Box” sono stati varati, è possibile fare qualche commento su questo strumento (in realtà il Decreto attuativo è del 31 Luglio 2015 ma il Provvedimendo dell’Agenzia delle Entrate circa l’esercizio dell’opzione Patent Box è del 10 Novembre 2015).

Molte pagine internet descrivono questo provvedimento, non è dunque cruciale analizzarlo qui nel dettaglio. Diciamo schematicamente che si tratta di uno strumento che consente una forte defiscalizzazione dei redditi derivanti dallo sfruttamento della Proprietà Intellettuale. In particolare, esso prevede una tassazione agevolata dei redditi derivanti da Beni Immateriali,  o insieme degli stessi se correlati, e in particolare di: 1) Software protetto; 2) Brevetti concessi o in corso di concessione; 3) Marchi  registrati o in corso di domanda; 4) Disegni e Modelli; 5)Informazioni aziendali (Know How). Lo strumento è disponibile per Imprenditori soggetti a Reddito d’Impresa (IRES – IRAP) che svolgono attività di R&D. Sono escluse le società semplici, associazioni professionali ed imprese assoggettate a procedure concorsuali.

A mio parere questo provvedimento, seppur interessante, è passibile di qualche critica, nonché di qualche osservazione generale. Ecco qui in ordine sparso:

I. Mancata regia europea 

Il Patent Box, non è di origine europea. L’Italia lo ha mutuato da esperienze straniere (le prime due giurisdizioni a introdurlo 15 anni fa furono Irlanda e Francia). E’ un peccato che l’UE per ora si tenga fuori da questi temi, specialmente tenendo conto del suo recente attivismo in altri ambiti legati alla PI. Per esempio, si vedano le discussioni attualmente in corso per l’introduzione di un copyright europeo e i recenti sviluppi in tema di brevetti .

II. Defiscalizzazione ancora insufficiente 

In un paese come il nostro, caratterizzato da una spropositata imposizione fiscale, la defiscalizzazione di parte dei profitti da sfruttamento della PI è sicuramente una buona cosa. In particolare le riduzioni sono le seguenti: Per il 2015, tassazione ridotta del 30% (21% circa); per il 2016, tassazione ridotta del 40% (18% circa); dal 2017, tassazione ridotta del 50% (15%) circa.

Tuttavia, essendo l’aumento della competitività del paese in ambito IP uno degli obiettivi della riforma, era lecito aspettarsi di più dato che altri paesi fanno molto meglio. Ad esempio (fonte Banardò e Zanardo: http://www.barzano-zanardo.com/pagine.php?idx=274&pd=274):

Paesi Bassi: Il Patent Box riguarda i brevetti e altri beni immateriali  che derivano da spese di ricerca e sviluppo qualificate.  É prevista un’aliquota di imposta effettiva del 5%.

Gran Bretagna: il  Patent  Box  riguarda  principalmente  i  brevetti.  É prevista un’aliquota di imposta effettiva del 10%.

Belgio: il  Patent  Box  riguarda  principalmente  i  brevetti.  É prevista un’aliquota di imposta effettiva variabile tra 0 e 6,8%.

Lussemburgo: il Patent Box riguarda brevetti, software, diritti d’autore e marchi. È’ prevista un’aliquota di imposta effettiva del 5,8%.

Spagna: Il  Patent  Box  riguarda  brevetti,  disegni  e  modelli, formule, processi e know-how. É prevista un’aliquota di imposta effettiva variabile tra 6 e 15%.

Francia: Il  Patent  Box  riguarda  principalmente  i  brevetti.  É prevista un’aliquota di imposta effettiva del 15%.

III. Perché i marchi?

L’inclusione dei marchi nel Patent Box ha sollevato un certo dibattito e non senza ragione. Questa misura è stata presa per “trattenere” in Italia i marchi di grosse multinazionali specialmente della moda e del lusso in generale. Tuttavia, un marchio in sé: a) non scade mai, contrariamente ai brevetti. Ne consegue che si sta di fatto dando un privilegio eterno ai fortunati beneficiari; b) il marchio non è il prodotto di un’attività inventiva e dei pesanti sacrifici e investimenti che ne conseguono. Non vedo quindi ragione di remunerare così tanto un asset relativamente economico come un marchio nella stessa misura con cui remuneriamo i brevetti. Ciò si ricollega al punto 2. Infatti, se si fosse ridotta la platea di coloro che possono beneficiare del patent box, forse sarebbe stato possibile aumentare la defiscalizzazione per i titolari di brevetto.

IV. E le start-up?

Mi sarei aspettato un minimo di considerazione per le piccole imprese innovative, in special modo quelle che fondano il loro business su un solo brevetto o prototipo, cioè quelle piccole, spesso guidate da giovani brillanti e volenterosi (anche se spesso a corto di budget). Ha senso trattare nello stesso modo piccole realtà innovative e grosse multinazionali del R&D?

V. No compiacimento

Non pensiamo che sia sufficiente l’IP. Le imprese innovative devono essere attirate con nuove politiche in loro favore ad ampio spettro. Questa manovra, che si inserisce a pieno titolo nella politica industriale del nostro Paese, deve essere affiancata da un globale abbassamento delle tasse sul reddito d’impresa e sul lavoro. Un taglio alla burocrazia sarebbe ben altresì ben accetto. Infine, una lotta contro i mali atavici del sistema Italia, primo tra tutti la corruzione, va portata avanti con determinazione. Sono fattori come questi, infatti, che rendono meno forte l’Italia.

EXPO 2015: cosa vorrei che fosse (e cosa vorrei che non fosse)

Expo2015

Il logo di EXPO 2015, Milano – Italia

Al via l’EXPO 2015. Di ciò che riguarda il percorso che ci ha portato a questa inaugurazione si è parlato tanto e non certo in termini lusinghieri. Si è perso molto tempo; poi sono cominciati i ritardi; i costi sono lievitati tantissimo (quasi triplicato il costo dei padiglioni italiani); sono cominciate le mazzette (e la Procura di Firenze non ha ancora finito il lavoro…); si è parlato dei lavoratori non pagati e del valore dei contratti che è crollato del 30%; ci si è divisi tra Expo-ottimisti e Expo-scettici…

Adesso però parliamo di altro. Da italiano, spero che coloro che hanno lucrato illegalmente sull’evento si vedano infliggere una giusta pena. Tuttavia, sempre da italiano, mi auguro che EXPO vada bene e che sia una vetrina per la parte migliore del Paese. Spero che i 10 milioni di biglietti venduti sino ad ora triplichino in breve tempo..

Concentrandosi sul contenuto dell’esposizione e di quello che potrebbe portare all’Italia ecco alcune considerazioni sparse sulle cose che vorrei e, di rimando, su quelle che non vorrei.

Vorrei che:

  • Non si parlasse solo di cibi e ricette. EXPO è innanzitutto una fiera dell’innovazione. Cerchiamo di capire come sfamare il mondo. Speriamo che l’Italia apprenda ad essere utile a più persone bisognose su scala internazionale.
  • Non si confondesse EXPO per una fiera del biologico. Ovviamente tifo per il kilometro zero, le produzioni eco-sostenibili e la diversità culturale e biologica. Però, il tema della manifestazione è “nutrire il pianeta – energia per la vita”. Se McDonald’s ha una proposta per sfamare il mondo (e di sicuro ce l’ha visto che sfama milioni di persone al mondo tutti i giorni) bisogna ascoltare. Certo, ciò non mi convincerà a diventare un accanito consumatore di hamburger e patatine.
  • Si mettesse al centro il dibattito multiculturale. Tutto il mondo è ad EXPO, cerchiamo di ampliare i nostri orizzonti.
  • Si usasse l’evento come banco di prova per testare le potenzialità del Paese. L’Italia è il paese leader nella produzione e nell’esportazione di prodotti tradizionali di nicchia e di altissima qualità. Non ci sarà mai più un’occasione come EXPO per testare strategie innovative circa lo sviluppo economico del Paese verso mercati nuovi e con nuove idee.
  • Cercassimo di essere più intraprendenti e meno vittimisti. Tutti gli stranieri con cui parlo stanno aspettando EXPO con ansia. E’ un evento straordinario che influisce sempre sul business e la cultura globale. Alcune delle invenzioni più rivoluzionarie degli ultimi 150 anni sono state presentate in questo contesto. Oggi tocca a noi. Per un po’, Milano entrerà con due piedi nel novero delle capitali del mondo. Non dimentichiamocelo e cerchiamo di esserne fieri (e gongolare un po’).
  • Usassimo EXPO come trampolino di lancio del progetto “Italia Museo Diffuso”, cercando di riorganizzare in modo più moderno i nostri musei e poli culturali. Siamo un po’ indietro ma quando ci capiterà un’altra occasione così per metterci alla prova?
  • Facessimo tesoro dell’esperienza. Siamo pronti per riconvertire l’area EXPO in un nuovo polo multifunzionale degno delle più grandi città europee?

In bocca al lupo a tutti coloro che lavoreranno a EXPO e in particolar modo ai giovani volontari, qualsiasi mansione essi svolgano. Ci vediamo a Rho!

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