Ma l’EXPO è veramente un EXPO?

Diciamolo subito, l’Expo, i.e. l’Esposizione Universale Milano 2015, merita una visita. I padiglioni sono bellissimi, quelli costruiti dagli italiani sono, oserei dire, tra i più belli. Tutta l’area è colorata, ricca di curiosità e di cose che decisamente non si vedono tutti giorni. C’è tanto artigianato e tanto cibo, per chi può permetterselo visti i prezzi. L'”Albero della Vita” è davvero bellissimo con i suoi spettacoli serali di suoni, luci e giochi d’acqua. L’evento è uscito bene.

La domanda che però sorge è un’altra: è davvero un’Expo? Mi spiego meglio. Dalla prima grande esposizione universale, quella di Londra del 1851, questi eventi sono sempre stati concepiti come l’occasione di mettere in mostra l’avanguardia della tecnologia mondiale per migliorare la vita e lo sviluppo della società umana. Con questo spirito, discendente dalla prima rivoluzione industriale e diretto ispiratore della seconda, il mondo ha conosciuto diversi prototipi di tecnologie d’avanguardia che oggi sono date per scontate o addirittura considerate obsolete. Per fare qualche esempio, a Londra nel 1851 l’oggetto che suscitò maggior interesse fu il prototipo della pistola revolver di Samuel Colt. La macchina da cucire fu presentata a Parigi quattro anni dopo e il telefono a Filadelfia nel 1876. È risaputo che la Tour Eiffel fu costruita nel 1889 in occasione dell’esposizione di Parigi. Questo progetto, considerato dai più molto brutto, monumento alla produzione industriale della ghisa, divenne il simbolo della città e una delle indicazioni d’origine più famose del mondo alla pari con la statua della libertà, il colosseo, le piramidi, la muraglia cinese ecc… A Milano nel 1906 fecero la loro comparsa i primi rudimentali sistemi di aria condizionata e la Guernica di Picasso fu esposta nel padiglione spagnolo dell’Expo di Parigi del 1937. Dopo la seconda guerra mondiale il carattere dell’Expo non cambiò, restando essa principalmente una mostra di tecnologia d’avanguardia. A Bruxelles nel 1958 l’IBM presentò il primo computer a disco rigido, grosso come un frigorifero. Nell’Expo di Osaka del 1970, la cosiddetta “expo delle meraviglie”, il Giappone stupì il mondo con il connubio tradizione/hi-tech e vennero presentati i primi modelli di telefono cellulare. Potremmo andare avanti.

Ma quest’Expo milanese esattamente che cosa ha messo in mostra? Il progetto era sicuramente ambizioso: le esposizioni universali hanno sempre presentato in prevalenza scoperte concrete frutto dell’ingegneria, della chimica, della fisica applicata. Qui, invece, si vuole proporre modelli più o meno astratti, strategie e policy e non solo espedienti tecnologici per cercare di risolvere il problema della nutrizione nel mondo. Lasciando perdere la “Carta di Milano” che seppur significativa finirà per essere probabilmente una lista di buoni propositi e indicazioni di massima, cosa ci lascerà l’Expo 2015?

Padiglioni che non escono dal tema io personalmente ne ho visti pochi. Interessante l’idea cinese di concentrarsi sul benessere fisico e l’alimentazione; non male il progetto del Regno Unito che si concentra sull’importanza fondamentale che le api hanno negli ecosistemi; gli USA presentano efficacemente il loro stile di vita e i loro piani per renderlo maggiormente eco-sostenibile; l’azione di sensibilizzazione operata dall’Austria in favore delle foreste non è male, anche se forse non centra l’obiettivo concreto che è il tema della manifestazione.  E si possono fare altri esempi molto positivi, una delle cose migliori e più in tema è probabilmente il progetto del “supermercato del futuro” presentato dalla COOP.

Tuttavia spesse volte sembra di trovarsi dinnanzi a esposizioni da ufficio del turismo, come nel caso, seppur coloratissimo, della Colombia. Altre volte prevale il gusto, niente male, di presentare un Paese dal un punto di vista geografico e climatologico, come per esempio nel caso dell’Azerbaijan o del Marocco. Sicuramente saperne di più su paesi da noi poco conosciuti come l’Angola non può che essere interessante. I cluster (spesso ingiustamente snobbati), cioè quelle aree suddivise per temi come il caffè, il cioccolato, le spezie e altro, sono belle e fanno chiaramente intendere la differenza tra i paesi in grado mi permettersi un padiglione e coloro che possono solo limitarsi a fare presenza. Tutto ottimo ma… dov’è l’innovazione? Quale tecnologia brevettabile si sta presentando? Quali strategie concrete pronte da implementare a livello internazionale si stanno pubblicizzando? Tralasciando gli esempi pessimi, come il padiglione thailandese dove si assiste con sgomento a un video che glorifica le doti magiche e sovrannaturali di Sua Maestà il Re dell’Agricoltura, la domanda resta. È una mostra del turismo con annessi ristoranti o un’esposizione di progetti utili per il futuro del mondo?

Sicuramente l’Expo milanese non è da promuovere in toto né da bocciare in toto. L’onore di ospitarla è indubbio come pure i risultati che sembra stia avendo. Ma siamo sicuri che partorirà idee che contribuiranno in modo decisivo allo sviluppo sostenibile del nostro pianeta nei prossimi decenni? Scoprire nuovi paesi, nuove usanze, nuove tradizioni, nuovi cibi, nuovo artigianato è una cosa importante, ma siamo certi di essere nel solco della tradizione delle esposizioni universali?

La gente si accalca nel Cardo dell'area Expo

La gente si accalca nel Cardo dell’area Expo