La nuova dimensione metafisica dei marchi (?)

Il 16 Dicembre 2015 sono stati adottati ufficialmente la nuova Direttiva (UE) 2015/2436 in tema di Marchi (di seguito ‘Direttiva Marchi’) e il Regolamento (UE) 2015/2424 sul Marchio dell’Unione Europea (di seguito ‘Regolamento MUE’).

Il Regolamento MUE è divenuto ufficialmente operativo il 23 Marzo 2016. Ciò ha comportato immediatamente alcune innovazioni formali. In particolare, l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno (UAMI) ha cambiato nome in Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) e il Marchio dell’Unione Europea ha rimpiazzato il vecchio Marchio Comunitario. Inoltre, il nuovo Regolamento introduce delle innovazioni sostanziali molte delle quali si ritrovano parallelamente nella Direttiva.

Quest’ultima, invece, andrà recepita dai singoli legislatori nazionali in due passaggi: 14 Gennaio 2019 e 14 Gennaio 2023. La prima di queste scadenze è la più importante, in quanto riguarderà gran parte degli elementi sostanziali della nuova disciplina tra cui, ma non solo, la definizione di marchio e gli impedimenti assoluti e relativi alla registrazione. La seconda scadenza, invece, riguarda unicamente l’implementazione a livello nazionale delle procedure per sancire la decadenza o dichiarare la nullità dei marchi.

Sono sicuro che si diranno molte cose su questa riforma, anche se, per ora, se ne sono dette stranamente poche. Qui mi piacerebbe introdurre la novità più ‘intrigante’: l’abrogazione del requisito della ‘rappresentabilità grafica’ del marchio ai fini della registrazione. 

Siamo tutti cresciuti con la formuletta della Direttiva 2008/95/CE che all’articolo 2 stabilisce che ‘possono costituire marchi d’impresa tutti i segni che possono essere riprodotti graficamente (…)’. Non sarà più così. Infatti, l’articolo 3 della nuova Direttiva dice che ‘sono suscettibili di costituire marchi d’impresa tutti i segni (…)’. Nessun riferimento alla necessità di rappresentare graficamente il marchio.

Questo vuol dire che un mp3 sarà sufficiente per convincere un ufficio marchi a rilasciare un marchio? E che dire dei misteriosi marchi olfattivi?

Certamente il lavoro della giurisprudenza comunitaria, che in tema di registrabilità si basa e continuerà a basarsi sul cd. ‘Sieckmann Test’, discendente dal caso Ralf Sieckmann c/ Deutsches Patent und Markenamt [C-273/00] 12 Dicembre 2002, ne sarà semplificata. Ogni segno capace di distinguere un prodotto potrà essere un marchio, indipendentemente dalla sua natura.

Siamo davanti a una rivoluzione? Dal punto di vista pratico forse no. Forse gli uffici marchi saranno ancora severi in tema di marchi uditivi e probabilmente a pochi verrà l’idea di incaponirsi sulla registrazione di un marchio olfattivo.

Tuttavia, dal punto di vista teorico, questa mi sembra un’innovazione profonda. Siamo in un mercato digitale, in cui il contenuto intangibile degli oggetti e del loro brand vale molto più della componente tangibile dei prodotti, cioè l’hardware. In questo contesto l’idea che tutto possa, astrattamente, essere un marchio fa molto riflettere. E’ nata la metafisica dei marchi? Oppure, più semplicemente, siamo immersi in un mercato, e in una società dei consumi, che hanno assunto forme così camaleontiche ed invasive che (troppo spesso) sfuggono al nostro occhio (troppo spesso) inconsapevole?

 

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