Un commento sul TTIP: l’ago nel pagliaio tra tesi complottare, verità scomode e molta confusione

Trans-Atlantic Free Trade Agreement (TAFTA)Attualmente si parla molto del “famigerato” TTIP, cioè del Transatlantic Trade and Investment Partnership, tradotto in italiano come “Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti”.  Un patto di libero scambio (Free Trade Agreement “FTA”) per creare una zona franca tra US e UE, aprire le frontiere (più di quanto non lo siano già), semplificare la burocrazia eccetera.

Come è già accaduto per l’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), che fu infatti abbandonato, la sostanziale mancanza di trasparenza e l’autoritarismo delle cancellerie stanno inquietando e innervosendo l’opinione pubblica anche per quanto concerne questo trattato.

L’ACTA, c’è da dire, era davvero una porcheria che restringeva di molto la possibilità di diffondere informazioni online nel tentativo, oramai irrealistico, di preservare rigidamente il copyright tradizionale nel mondo digitale.

Capire il TTIP, però, è più complesso e bollarlo come un complotto del nuovo ordine mondiale per perseguire chissà quali mefistofelici fini non è costruttivo. Non sono in condizione di fare un’analisi rigorosa di questo FTA e delle sue conseguenze, ci vorrebbero pagine e pagine e competenze economiche che non ho, per questo mi limiterò a qualche osservazione.

I benefici di questo trattato sono facilmente intuibili. Un’immensa partnership commerciale tra i due più grandi poli che compongono l’Occidente porterebbe vantaggi economici e strategici in un mondo dove le super-regioni dettano legge (l’India che influenza tutti i suoi vicini, la Cina che domina il sud-est asiatico e così via). Sarebbe uno stimolo per la ripresa economica, creerebbe posti di lavoro e fungerebbe da contrappeso alle potenze asiatiche. In generale, le intenzioni sembrano le migliori, ma la strada per l’Inferno…

Gli svantaggi del trattato sono più difficili da identificare per due ragioni: 1) i punti fermi concreti sono ancora pochi; 2) le fregature si intravedono ma come sempre sono ben nascoste (e comunque non si sa se rimarranno nel testo definitivo, ammesso che ad un testo definitivo si arrivi). Insomma è un discreto caos.

La Commissione Europea vuole essere molto rassicurante (come potete evincere da questo link: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/questions-and-answers/index_it.htm). Carne agli ormoni? Ma no! Gli standard UE in materia non sono negoziabili. OGM? Nulla più di quanto è già ammesso dalle norme UE. Che ne sarà del multilateralismo e del Doha Round? Ma tutto il meglio possibile, naturalmente!

Se si legge però cosa dice il Governo del Stati Uniti il tono cambia. Innanzitutto si dice che non ci saranno gravami per i produttori americani e che nessuna barriera sanitaria o fitosanitaria “non fondata su elementi scientifici” resterà in piedi. Cosa vuol dire? Questa cosa è stata letta come un attacco frontale alle Indicazioni Geografiche europee. Per esempio, Champagne, Feta e Parmesan negli Stati Uniti sono termini “generici”. Cioè, feta indica ogni formaggio tipo-feta e champagne ogni vino frizzante. Possiamo affermare al 100% che lo Champagne si possa fare identico, o meglio, scientificamente/fisicamente identico solo nella regione dello Champagne? Probabilmente è un po’ eccessivo. Quindi una barriera alle importazioni di champagne americano è una barriera “non fondata su elementi scientifici”. E’ provato che certi tipi di OGM facciano male alla salute? Non sempre, quindi è una barriera sanitaria “non fondata su elementi scientifici”. E’ noto che gli standard produttivi UE e le Indicazioni Geografiche Europee irritino molto i produttori statunitensi, i cui standard sanitari, stereotipi a parte, non sono poi bassi, intendiamoci.

Ciò che cambia è la filosofia che sta dietro alla produzione negli US e in UE e il concetto di qualità e tradizione e di qualità nella tradizione. Su questi temi, almeno guardando i documenti accessibili, non si sta facendo molto per arrivare ad una soluzione accettabile per entrambe le parti. E’ un grosso problema. Come non si chiarisce quanto le negoziazioni siano portate avanti dai governi e quanto dai gruppi di pressione/lobby.

Nel vertice internazionale di Brisbane (Australia) si è detto che bisogna vincere una battaglia culturale e di mentalità per permettere ai popoli di US e UE di superare le ansie e non opporsi più al trattato. Questo approccio da parte dei “big” è sbagliato. Non ce la si può cavare dando la colpa alla mentalità delle persone. Per esempio, quando mai qualcuno è venuto a spiegarci con parole semplici cosa stanno effettivamente facendo e perché? Di solito a questa domanda viene risposto che la Commissione Europea è in contatto con centinaia di associazioni esponenti della società civile e che si confronta sempre con tutti. Sicuramente è tutto vero ma qualcuno l’ha mai saputo? Allora si dice che in fondo esiste il Parlamento Europeo. Signorsì ma quanti si interessano di cosa fa questo organo che dovrebbe rappresentare i “Popoli Europei”? Pochi. Quindi, il TTIP potrebbe essere un’ottima opportunità per rendere i cittadini più vicini alle istituzioni sovranazionali e a farli sentire, per l’appunto, più europei. Altro che blocchi mentali da superare!

In conclusione, il TTIP è un complotto degli Illuminati per trasformarci in una massa di abusatori di OGM o è un salto epocale per rinsaldare, almeno economicamente, l’Occidente? La verità sta nel mezzo (Illuminati a parte). Nonostante le idee di fondo siano buone, ci sono molti interessi, non sempre trasparenti, in gioco. Se le istituzioni europee sapranno tenere a bada questi gruppi di pressione che non hanno nulla a che vedere con la tradizione e la salute degli europei (e degli americani), il progetto potrebbe essere un successo. In caso contrario, temo che il TTIP non vedrà mai la luce, come già molti analisti pensano. Allora, si potrebbe pensare che si sia persa una grossa occasione.

  1. D’accordo più o meno su tutto tranne che su “E’ provato che certi tipi di OGM facciano male alla salute? Non sempre…”. Considerando che gli OGM per essere messi in commercio devono sottostare a verifiche molto più stringenti delle loro controparti formalmente non GM (formalmente perché se il genoma di una pianta è manipolato tramite tipo Marker Assisted Selection o altre tecniche questa non é considerata Gmo, chissà perché) mi sembra che sia provato ragionevolmente che gli OGM autorizzati NON facciano male alla salute e che questa dovrebbe essere la base delle considerazioni in proposito.

    • Certo. Io però ho riportato l’argomento “generale” supportato dalle associazioni USA per screditare il veto di alcuni paesi europei sugli OGM. In pratica si sostiene che la critica agli OGM non sia fondata scientificamente. Questo in alcuni casi è vero ma prima delle analisi scientifiche vengono le scelte politiche, opinabili o no.

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