Pirati dei Caraibi (Digitali), Ultime Notizie! Arrestato Poseidone: forniva alle canaglie il mezzo liquido per compiere scorrerie!

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La PI fa fatica a tenere il passo con il mondo di Internet. Del resto, la PI è territoriale, Internet è globale; la PI, come tutta la legge, è lenta, il web, invece, è velocissimo.

Nell’ambito della cosiddetta “pirateria” informatica si sono raggiunti pochi punti fermi e i legislatori sono costretti a mediare tra diversi fattori. Primo, l’estremismo dei produttori di copyright, ma soprattutto di coloro che generalmente detengono ampie fette di diritti economici del copyright stesso (case discografiche, editori di libri cartacei/ebook ecc…) che vorrebbero (rin)chiudere tutto e tutti, dai produttori di registratori di audiocassette (il vecchio VCR-2, per intendersi) ai siti internet e così via. Secondo, l’estremismo dei pirati che vorrebbero l’eliminazione del copyright (o magari di tutta la PI). Terzo, la posizione delicata degli utenti. Cosa facciamo, condanniamo penalmente tutti i ragazzini delle scuole medie che si scaricano qualche canzone da Internet? Nell’incertezza non si trova niente di meglio da fare che minacciare sanzioni severissime e multe (che non fanno paura a nessuno perché tanto non viene mai beccato nessuno). Le cose più divertenti sono i video “shock” trasmessi di tanto intanto in cui ti viene detto “occhio, scaricare una canzone degli U2 da internet ti renderà un assassino e scaricare un intero CD ti rende un genocida (e ricordati che se scarichi Gigi D’Alessio scatta l’aggravante)”.

In questo panorama delirante il problema principale è distinguere artificialmente chi, tra i soggetti coinvolti, è “il buono” e chi è “il cattivo”. Vendiamo. Gli utenti? Sono quasi tutti ragazzini inconsapevoli, magari poi i CD originali li compreranno davvero e poi… sono troppiOk, sono buoni. I pirati che crakkano (scusate per le due “KK” non ho saputo resistere) materiale protetto? No, quelli sono cattivissimi. Il problema è che sono anche sparsi per il mondo, difficili da rintracciare e da punire. I siti in cui si possono scambiare (copiare) gratis materiali protetti? Sono cattivissimi anche loro. Prendiamo Megaupload. Uno degli argomenti che la difesa usò è un argomento difensivo tipico della common law: il sito mette a disposizione uno spazio ma non invita in nessun modo a compiere attività illegali. Vero, ma siamo onesti. Tutto il mondo sapeva che il 95% del materiale che circolava su quella piattaforma non era legale. Come dire: se c’è la piazza di una città che è comunemente usata per spacciare droga, non si arresta il sindaco in quanto complice di questa attività criminosa. Però, se il 95% delle persone che fruiscono dello spazio della piazza sono lì per vendere e comprare droga, magari l’amministrazione comunale qualche problemino se lo deve porre. I provider della connessione? Sono tradizionalmente considerati buoni. Sono molto lontani dalle attività illegali, danno un servizio a tutti e di sicuro non invitano in alcun modo alla pirateria. E poi diciamocelo. Sarebbe come mettere di mezzo i poveri cantieristi che hanno costruito le navi poi usate dai pirati. Di più, sarebbe come arrestare Poseidone perché amministra (male, evidentemente) il mezzo usato dalle canaglie per compiere razzie. Poseidone complice!

Recentemente, il signor Villalon, Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), ha criticato questo stato di cose. Secondo lui, i provider sono cattivi. Nel caso kino.to (UPC Telekabel Wien v Constantin Film Verleih & Wega Filmproduktionsgesellschaft) l’Avvocato Generale ha ritenuto che un provider possa essere obbligato a inibire l’accesso a un sito internet pirata in quanto agirebbe come intermediario. Intermediario? A sua insaputa forse! E che ne è della libertà di impresa e anche la libertà dei clienti che hanno di fatto la scelta di usare i servizi internet in modo legale o illegale, assumendosene tutte le responsabilità? Boh. L’Avvocato Generale dice: “Spetterebbe ai giudici nazionali compiere nel caso di specie un bilanciamento tra i diritti fondamentali delle parti coinvolte, tenendo conto di tutti gli elementi rilevanti e assicurare in tal modo un giusto equilibrio tra tali diritti fondamentali.” Ho letto questa parte più volte ma lo ammetto, ho fallito. Il senso di queste parole va oltre la mia comprensione. Se avete qualche idea, commentate pure.

In realtà, gli obiettivi dell’Avvocato Generale sono molto semplici. Ricapitoliamo. Gli utenti sono troppi, impossibili da beccare e in generale buoni. I pirati sono cattivissimi ma sono difficili da rintracciare. I siti sono bersagli facili (e tendenzialmente cattivi) ma una volta chiusi riaprono da qualche altra parte dopo meno di una settimana. Bisogna quindi bloccare la fonte! E poco importa se i providers sono libere imprese che non forniscono accesso a internet con l’idea precisa di farsi da intermediari delle attività informatiche. Sono pochi, facili da identificare e da terrorizzare con minacce di super-multe.

In definitiva, esorto i miei lettori a non commettere atti illeciti via internet. Se vi piace un artista comprate i suoi CD per remunerare il suo lavoro. Se non siete sicuri, ascoltate il materiale in streaming. Anche i filme le serie TV sono tutte reperibili in streaming. Ai legislatori e ai ricercatori consiglio di impegnarsi a sviluppare nuovi modelli di Copyright più adeguati alla natura del web. Alla CGUE dico di stare attenta. E’ vero che i consigli degli avvocati generali sono importanti ma questo è un consiglio sbagliato. Si rischia di tornare indietro all’infinito: chiudiamo i siti, arrestiamo i pirati, multiamo i providers e poi cosa faremo? Aboliremo i computer perché sono il mezzo meccanico attraverso cui si opera la pirateria? Sono “intermediari” pure loro?

Brevetti Ubriachi

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Amanti della birra, attenzione! Voi non lo sapete, ma proprio in questo momento potreste star violando un brevetto, almeno negli Stati Uniti. Infatti, la US patent n° 8,240,155 protegge nello specifico:

“un metodo per servire la birra comprendente i seguenti passaggi: 1. Raffreddare un bicchiere da birra alla temperatura di almeno -5° C; 2. Riempire il bicchiere di birra avente una temperatura non superiore al punto di congelamento dell’acqua per creare una bevanda caratterizzata da cristalli di birra ghiacciata posti appena al di sotto della schiuma.”

E qui la storia si tinge di giallo. Come fa un procedimento così stupido e ovvio a passare il vaglio di un ufficio brevetti? Anche ammesso che il procedimento sia nuovo, cioè mai fatto prima (e ne dubito, anni fa ho visto un ristorante fare una cosa simile) come facciamo a non reputarlo ovvio? Forse la novità-non-ovvia sta nel fatto che nessuno prima aveva avuto la faccia tosta di cercare un diritto esclusivo per questa “invenzione”. Ma, dopo tutto, i requisiti di brevettabilità sono 1) novità; 2) non ovvietà; 3) applicazione industriale. La “genialità” non è un requisito. Se la genialità fosse richiesta, ho come l’impressione che avremmo sì e no un centinaio di brevetti in tutto: la lampadina, il computer, il telefono e poco altro.

La pratica di rilasciare brevetti per invenzioni assurde risponde in sostanza a una logica di stimolazione degli investimenti, specialmente esteri. Se negli USA o in Europa fosse difficilissimo ottenere brevetti, nessuno porterebbe lì la propria tecnologia perché poi non potrebbe difenderla. Purtroppo, però, tale prassi è anche, allo stesso tempo, inutile e dannosa. È inutile perché crea monopoli di fatto non tutelabili: cosa facciamo? Controlliamo le pratiche “illecite” di tutti i bar degli Stati Uniti? È dannosa perché i brevetti facili costituiscono un abuso dello strumento brevettuale. Tale abuso restringe gli spazi di libertà non protetti da diritti esclusivi e sconfessa la funzione dei brevetti che è quella di remunerare invenzioni e procedimenti costati anni di ricerche e che hanno portato a risultati sensati.

Dunque, amiche e amici, non servite della birra in bicchieri ghiacciati: il USPTO (US Patents and Trademarks Office) vi guarda e vi punirà!